PROGRAMMA

Venerdì 15 giugno ore 19,30
Come piuma sul respiro di Dio. (Esther, Judith, Sarah, Ruth)
musica di
JOSEPH SCHUSTER, ANTONIO SACCHINI, DOMENICO CIMAROSA, IGNAZIO GIRACE

Venerdì 29 giugno ore 19,30
Fuochi invisibili
musica di
WOLFGANG AMADEUS MOZART, DOMENICO CIMAROSA

Venerdì 13 luglio ore 19,30
Virgo virago
musica di
FERDINANDO BERTONI, FRANCESCO BIANCHI

Venerdì 20 luglio ore 19,30
L’Armonica
musica di
VINCENZO RIGHINI, JOHANN ADOLF HASSE

Intepreti
Susanna Armani, soprano
Gianpiero Zanocco, violino
Anna Campagnaro, violoncello
Simone Tieppo, violoncello
Bruno Volpato, clavicembalo
Gianfranco Grisi, seraphim (glass harp)

Sede
Palazzo Grimani
Santa Maria Formosa
Castello 4858

Biglietti
intero euro 15
ridotto euro 12

Informazioni
+39 3493905119
www.amicimusicavenezia.it
www.civitatrevenezie.it

 

Un progetto musicale per Palazzo Grimani

Le figlie dell’Armonia è uno speciale ciclo di concerti che si svolge tra giugno e luglio a Palazzo Grimani di Santa Maria Formosa: un intreccio di musica, cultura, storia del pensiero del tutto fuori dal consueto, nato da una ricerca sul repertorio degli Ospedali veneziani che si è estesa poi, in modo del tutto sorprendente, all’orizzonte musicale europeo della fine del Settecento.

I concerti presenteranno così opere di autori come Mozart, Cimarosa, Hasse, Sacchini accanto ai meno conosciuti Francesco Bianchi, Ferdinando Bertoni, Ignazio Girace, Vincenzo Righini e anche opere del tutto inedite, grazie alla collaborazione di interpreti di raffinati interessi musicologici con cui da tempo gli Amici della Musica di Venezia hanno instaurato un proficuo dialogo: il soprano Susanna Armani, l’organista e clavicembalista Bruno Volpato, Gianfranco Grisi, maestro dell’Armonica a bicchieri (Glass Harp), il violinista Gianpiero Zanocco, i violoncellisti Anna Campagnaro e Simone Tieppo.

Il progetto è frutto di una stretta e appassionata collaborazione tra la Regione del Veneto, gli Amici della Musica di Venezia, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda Lagunare, la direzione e lo staff di Palazzo Grimani, Venezia Accademia.

Marsilio editori pubbblica per l’occasione una generosa raccolta di interventi, con scritti originali degli storici Franco Cardini e Gerardo Tocchini, delle teologhe Gabriella Caramore e Donatella Scaiola, dei musicologi Paolo Cattelan, Pier Giuseppe Gillio e Massimo Biondi. Vi troverà spazio anche un estratto della riedizione del sublime saggio di Stefan Zweig dedicato a Franz Anton Mesmer (L’anima che guarisce, 1931).

L’Armonica di vetro nel Settecento, strumento femminino angelico e maledetto

Mentre a Venezia le “virtuose figlie” dell’Ospedaletto combattevano le loro quotidiane battaglie, le sorelle Marianne e Cecilia Davies cominciarono ad esibirsi a Londra con un nuovo strumento di vetro dal suono angelico chiamato Armonica dal suo inventore, Benjamin Franklin, che ne ideò il prototipo entusiasmato dal suono dei bicchieri musicali (Musical Glasses o Glass Harp) di Richard Pockrich e di Anne Ford.

Mozart incontrò le Davies a Londra nel 1765: negli anni successivi le due sorelle sbarcarono nel continente ovunque impressionando il pubblico e i compositori: nel 1769 Johann Adolf Hasse e il grande Metastasio scrissero per loro una elaborata cantata intitolata L’Armonica, come lo strumento che, anche grazie alle Davies, divenne nel secondo Settecento strumento-simbolo del femminino.
Quasi tutte donne furono le prime virtuose dell’Armonica, tra queste vi fu la clavicembalista cieca Marianne Kirchgessner a cui Mozart dedicò ben due opere, L’Adagio e Rondò K.617 e l’Adagio K.356.

Poi però le cose cambiarono e da angelico lo strumento di vetro passò ad essere considerato maledetto seguendo in un certo senso la parabola della fortuna di un altro personaggio legato ai Mozart da un’affettuosa amicizia che troviamo ben testimoniata in molte lettere dei salisburghesi. Costui era il dottor Franz Anton Mesmer che aveva cominciato a usare l’Armonica a scopo terapeutico nella sua famosa casa di Vienna, crocevia di artisti, di intellettuali e teatro di tutta la prima fase della sua teoria del “magnetismo animale”.
L’ultima traccia dell’amicizia di Mozart con Mesmer si trova in Così fan tutte ed è segnata dalla garbata ironia dei versi sdruccioli che Da Ponte fa cantare a Despina nei panni di “medico magnetizzatore”.

Questo è quel pezzo
di calamita
pìetra mesmerica,
ch’ebbe l’origine
nell’Alemagna,
che poi sì celebre
là in Francia fu.

L’ultima stagione degli Ospedali veneziani

Se il campo di partenza della ricerca era dunque la riscoperta del repertorio musicale di fine Settecento nell’Ospedale dei Derelitti (detto l’Ospedaletto) e dei Mendicanti, un nesso nuovo ed enigmatico è emerso da un’inedita opera di Cimarosa dove il testo, in latino come negli oratorii degli Ospedali, parla di guarigione dell’anima mentre vi risuona il timbro celestiale di un’armonica a bicchieri (Glass Harp).
Cimarosa, che diviene maestro dell’Ospedaletto nel 1782, getta quindi una nuova luce sul dizionario culturale dell’ultima stagione degli ospedali: non più solo fucine di voci e stili di canto che Mozart stesso userà nelle sue opere (Adriana Ferrarese in Così fan tutte e Vincenza Marchetti Fantozzi in Clemenza di Tito), ma anche luoghi in cui si possono elaborare e condividere artisticamente, liberi dai vincoli del mercato teatrale, nuove visioni del mondo: dalle crepe del crudo razionalismo degli illuministi si sprigiona lo spirito del romanticismo e si aprono gli orizzonti dell’Io e dell’indagine psichica.
E come le Sociétés de l’Harmonie erano sorte in Francia e in Germania per appoggiare le teorie del Dottor Franz Anton Mesmer, è una privata società di benefattori che a Venezia si stringe intorno alle virtuose Figlie dell’Ospedaletto permettendo loro di dar vita alla più significativa stagione dell’intera storia degli Ospedali veneziani mentre tutto intorno “fremeva il destino” e cambiava il corso della storia.

 

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