Sala del doge, vestibolo e cappella

Questi tre ambienti appartengono all’ultima fase edilizia del palazzo, conclusasi entro il 1568.

Nella cappella, utilizzata dal patriarca Giovanni Grimani per la celebrazione privata della messa, una pala cinquecentesca attribuita a Giovanni Contarini, allievo di Tiziano, è stata collocata in luogo dell’altare marmoreo, rimosso nel XIX secolo.

Sul soffitto della cappella e del vestibolo, brevi iscrizioni latine richiamano ancora le vicende processuali del patriarca. Dalla finestrella del vestibolo è possibile scorgere la scala a chiocciola, di probabile invenzione palladiana.

Nella sala successiva, una lapide sopra il camino ricorda ed esalta il ruolo di Antonio Grimani, nonno di Giovanni e doge della Serenissima dal 1521 al 1523,  cui la sala fu dedicata.

A sottolineare l’importanza di queste tre sale, le pareti e i pavimenti sono interamente decorati da riquadri marmorei, secondo il gusto antico. Molti di essi, estratti durante l’epoca romana in località della Turchia, della Grecia e dell’Africa, sono rari e preziosi. Nelle nicchie, sopra le porte e sopra il camino, erano collocati vasi antichi, busti e gruppi scultorei classici.

L’attuale allestimento prevede un busto in bronzo di Antonio Grimani (attribuito ad Andrea Briosco detto il Riccio) ed un dipinto ad olio su tela con l’effigie dell’illustre antenato.